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                              GHIROLA

 

                      Il vigile e l’albero

 

 Il trasporto e il montaggio delle scene veniva fatto totalmente con il patrocinio di se stessi chi aveva qualcosa lo metteva a disposizione del Gruppo e non ne piangeva , poi, le conseguenze. Ghirola aveva un camion e disse : -Io ci-ho questo cchi, si ve po’ essa’ bbono!-

Gino Ghirighini,detto Ghirola, dall’ora e per un certo periodo è stato uno dei nostri “trasportatori” delle scene e alla bisogna fece anche l’attore. – A che ora dima’, ‘emo da carcà’? –  Per paura che ci ripensasse risposi prima che finisse il verbo infinito <caricare> : - Alle tre (quindici)… tanto dima’  ‘amo a Viterbo – Il giorno dopo arrivò discretamente in ritardo,ma fu perdonato perché, nonostante si fosse alzato prestissimo, non aveva terminato di  trasportare il fieno per venire con noi . Ci raccontò che il proprietario gli corse appresso con il forcone gridando: - Do’ va’? ,Vié cchì, facemo l’ùrtomo viajjo! Te lo do’ io lo teatro!-  Ci lasciò il camion per andarsi a dare una “sciacquata”. I caricatori di turno sistemarono le scene sul Leoncino bleu con la striscia rossa e appena chiusa la sponda di dietro, arrivò Ghirola e subito partimmo verso il teatro dell’Unione di Viterbo. Ci fermammo davanti al Teatro, ma le scene dovevano essere scaricate in un ingresso secondario,lungo il viale alberato che riconduceva alla Cassia e lì, appunto, accadde il dramma: – Ripìete e vié a rrèto  piano, piano!- Disse un accompagnatore . L’altro scaricatore turnista : - Guarda a sinistra che ‘rroti “la cinquecento”!  Bravo! Cossì….vié,vié, sta’ tranquillo che la macchina tu l’ha’sarv.-  Tratra..trà. buuscrashiaaaa..schià ( rumore di un albero investito e abbattuto da un Leoncino bleu con la striscia rossa)   -ata- (ultime sillabe della parola “salvata” pronunciate dal secondo scaricatore turnista). I collaboratori  della grande manovra fuggirono dentro il teatro e si fermarono dietro la porta ad osservare la reazione  del Ghirola . Il  camionista scese lentamente come era abituato fare, chiuse la portiera, si scrollò le maniche della camicia e si avviò verso il posteriore del  mezzo di trasporto che aveva provocato quello strano rumore. Quando arrivò, il vigile urbano già era lì. Ghirola guardò l’albero abbattuto, girò la testa ruotandola lentamente a destra e contestualmente in alto sull’albero vicino, poi abbassò definitivamente gli occhi a terra e così rimase fino a quando il vigile gli disse che stava in contravvenzione . Finalmente guardò il vigile e con calma atavica arringò la sua difesa:

- Doppo de ‘gni bbè, mo’ pure la contravinziò’! Nun te dico che m’evovo da dà’ la medaja, ma perlomeno pagamme pe’ lo scampato pericolo. – Visto che veniva ascoltato con molta attenzione , Gino Ghirighini  continuò il discorso e indicando con l’indice della mano destra  il punto dell’albero in cui era avvenuta la rottura, aggiunse: - Lo vedi che era fràcioto!  Si per caso… dimattina passava che fila de fiarelli pe’ i’ a scòla e magari tirava ,mica tanto, un venticello ccossì-  (Si era avvicinato al vigile e gli soffiò sul cappello ) – che poteva succeda’ ? Dimmolo tu  quello che poteva succeda’?

Co’ ‘sta pianta in  ‘ste condizioni !

Il vigile, addolcito dalla simpatia di Gino e dalla musicalità del dialetto caprolatto, mise da parte l’atteggiamento professionale.....  continua.

 

© 2006 Ottavio Sabatucci e-maile-mail