F.I.T.A
Home Biografia Commedie Libro Ultimo lavoro Curiosità Immagini
     Ghirola
     Ercole

                    

               

               ERCOLE E GIOVANFORTE

(Mi fu chiesto un testo, dall’insegnante Elena Benelli, da poter rappresentare con i bambini delle scuole elementari di Caprarola, sulle gesta di Ercole nei monti Cimini. Queste  stesse imprese sono state   affrescate da Federico Zuccari  nella sala centrale del palazzo Farnese. Dall’osservazione attenta di queste scene mitologiche e dal ricordo di alcune leggende popolari di questi luoghi ho provato a mettere in prosa ciò che il grande artista aveva istoriato.)

 

Fu che, in quel periodo di quell’era e come in tanti periodi di tante ere, la pioggia dal cielo non scendeva a rimpinguar le sorgenti delle Pantanacce , della Caproceca ,di Canale , della Vita e del Fossetto e i pastori incominciarono a preoccuparsi. I ciclamini , gli anemoni  e i convolvoli abbassarono la testa in segno di resa. La pastinaca ingialliva giorno dopo giorno e la gramigna occupava, provvisoriamente, pian piano il posto lasciato dalle orchidee  e dalle iberidi rosse. Le ninfe, nonostante la loro naturale leggiadria, si appesantirono nei movimenti e divennero goffe come tutte le creature mortali . I guardiani di armenti fecero consiglio intorno ad un enorme falò. Ognuno di loro aveva portato, per l’occasione, un otre di vino di uva “spinélla “ o di mellappius . In silenzio e tutti accorti, i pastori ascoltavano il loro capo carismatico Giovanforte .

Giovanforte   -  Se lo peguerame nun ci-ha da bibba tocca  i’ a bibba   do’ se bibbata

1Pastore       -  Ma se da bibbetà est longiquiora loca?

2Pastore       -  Oh!? Si tu vo’ bibbetà  sic est , alio modo  rancete !

Giovanforte   -  Oh! Nun ricomincere a facere lo lopos ! Cuncti  nzeme summe e summe      emo da essa

Mentre la bucolica assemblea si animava, gli otri giravano da una mano all’altra come se  Eolo avesse aperto contemporaneamente le sacche dei venti e….  sorsetto dopo sorsetto, il nettare finì.  Giovanforte aveva ancora sete e all’uopo furono mandati i figli più  piccoli a riempire le vuote pelli . Il tempo correva e la triste discussione divenne andante , andante ma non troppo, allegra poi, scherzosa infine i guardiani d’armenti si dimenticarono della siccità , delle pecore , dei maiali , delle capre… a proposito di capre…

3 Pastore      -   Godamus! Godamus! Grecile vòto ,riempire necessitate

4 pastore       -   Grecile vòto , capra  riempirem!

5 pastore       -   Eh! Mica male est!

In quella totale euforia di gruppo,  I più giovani partirono alla ricerca di una capra da sacrificare a Giove, mentre gli anziani si raccontavano a vicenda le avventure avute con le ninfe del luogo. Giovanforte , data la sua statura, era il più ascoltato e più ossequiato:

Giovanforte    -  Me ricordo quella vorta, su scenta le coste, me se presenta lì un Reguolo grosso co’ tre capocce che num me faceva passa, io le dico: <ho prescia , levete!> Ma ddove? Se mise la ‘m mezzo la strada e me guardava come si la strada fusse la sua!  E io : <Levete che  co’ tti ce faccio la coppa e si che co’ tre capocce nun ce ne vié parecchia!> Esso zitto e nu’ risponneva…

Giovanforte interruppe il racconto quando vide arrivare i giovani pastori con una capra…

Giovanforte    -  Oh! Oh! Bravi, bravi a forza de riccontà’ sopraggiunta fame est! Sbraciate e cocete!

La capra prigioniera non era una capra qualsiasi, ma,era la Capra Amaltea che aveva allattato Giove da bambino . La povera bestia si mise a pregare Giove e prega che ti riprega….

Entra Ercole

Ercole            -  Chiedo venia,   sapreste indicarmi, il luogo dove vivono le ninfe Melissa e Amaltea ?

6 Pastore      -    E tu chi sarissi?

Ercole                -     Ercole

7 Pastore      -    Si tu s’i Erquele, io so’ Marte!

8 Pastore      -     Io, ‘nvece Nettuno!

E tutti ridevano e si beffavano di Ercole che non era in definitiva un gigante, ma un uomo tarchiato! Muscoloso si, ma tutto nella norma.

Ercole           -    Se ci credete … buon per voi.. altrimenti non importa. La cosa che mi interessa di più è la strada che porta verso  Melissa e… un momento, ma … quella capra pronta per il sacrificio è la capra Amaltea …Liberatala subito                          

9 Pastore      -   E sine nno!

Ercole           -    La libero io!

9 Pastore     -    Che facere ? G-I-O-V-ANFORTE!

Giovanforte , oltre ad essere robusto era   anche saggio e astuto, pensò di sfidare Ercole con il solito trucco della clava gigante: egli conosceva il terreno della Conca craterica palmo per palmo e sapeva quindi dove esso fosse più soffice   e dove più duro….

Giovanforte   -  Senti Coso….Come te chiami!

Ercole            -  Ercoleee! (annoiato)

Giovanforte  -  Senti Erquele, Facemo ‘na cosa : Facemo a chi Nzeppa più gghio’ lo passo’ lì ‘n terra e chi lo manna più gghio’ vence e si tu venci tu, sciojemo la capra e se vencio io …vorà di che la sacrificaremo!

Tutti i pastori risero e…

10 Pastore    -  Facemece ‘mpo ‘sto sacrificio!

11 Pastore    -  Antro che sacrificio!

12 Pastore    -  E chi c’è da crepàa!

ridevano e facevano i muscoli a Ercole e ancora bevevano e giravano intorno alla Capra Amaltea e giocavano al salto del montone e intanto… Ercole finì di pensare e visto che non riusciva a farsi ascoltare emise un urlo …e tutti tacquero.

 Ercole         -  OOH! Va bene ci sto!

Fu l’onda sonora emessa da Ercole che ancora vibrava  dentro le loro teste a farli restare in silenzio  e composti a semicerchio o poco più. I fedelissimi di Giovanforte prepararono la clava e la posero davanti ai due contendenti. Il caponostrano, per paura che Ercole la conficcasse nel punto più soffice, disse:

Giovanforte  -  Lla, via… te faccio onore… te la lasso fficcà’ pe’ urtomo.

E prese la clava… l’alzò con le sue possenti braccia, diede un bel respiro e… ggiù nel terreno.

11 Pastore   -  Una verta e …un canto’ fòra da terra !

Ercole si complimentò con l’avversario e mentre i soliti fedelissimi di Giovanforte tiravano fuori la clava, iniziò a riscaldarsi i muscoli e appena ebbe finito, prese la clava a mo’ di giavelloto, piegò il busto indietro…due ruotazioni prima a destra e poi a sinistra… molleggiò il busto indietro e ggiù nel terreno più duro. Era davvero un Semideo. Con un mezzo sorriso e con la stessa lingua e accento degli avversari pronunciò la famosa frase:

Ercole        -   E mo’ tiratala fòra si site bboni!

I guardiani di armenti minori e majori andarono a tentare di estrare la clava conficcata da Ercole , ma aimeh! Ogni sforzo fu vano.

Ercole ,sorridendo, impugnò la clava e con un leggero movimento del corpo estrasse la clava e…

12 pastore  -   Currete che ce ffuca!

13 Pastore  -   Oh! Minerva mia pensece tu!

un getto d’acqua uscì dal foro ,i guardiani impauriti scapparono talmente veloci che ancora oggi, da quelle parti, ad un acerrimo nemico si usa dire : te potesse currete’ dereto lo laco!

 

 

© 2006 Ottavio Sabatucci e-maile-mail