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La commedia nostra o tempi d'aradi e de frese
Autore:
Ottavio Sabatucci
Regista:
Ottavio Sabatucci

"La commedia nostra o tempi d'aradi e de frese" (1976)

Con il terzo lavoro i giudizi sulla proprietà privata vengono ampliati e confrontati con l'evoluzione sociale e tecnologica dell' Italia di questo secondo dopoguerra. Personaggio centrale dell'intera vicenda è un piccolo proprietario terriero, insofferente di tutto ciò che può essere modernità solo perché incompatibile con quel suo stile di vita e di lavoro tutto risolto in un morboso attaccamento alla propria roba che altro non è se non un retaggio di una originaria povertà. Per lui il "nuovo" può essere accettato soltanto se, attraverso la trasformazione delle colture, o attraverso l'introduzione di strumenti tecnologici, può fargli accumulare più beni. Ma i tempi sono più forti della sua volontà e, rifiutando tutto ciò che accade intorno, dovrà soccombere. Dei tre figli, due hanno preferito andarsene dalla campagna e anche quello che è rimasto, pensa al lavoro agricolo solo come alla necessaria condizione per una vita comoda e per acquistare un po' di prestigio sociale presso i coetanei del centro abitato. Due canti, posti come intermezzi fra i tre atti, puntualizzano il significato complessivo del testo: il primo denuncia lo spopolamento delle campagne a favore del lavoro in città, nelle fabbriche, per produrre macchine agricole, destinate ad una agricoltura socialmente in crisi; il secondo, eseguito opportunamente dal vecchio contadino, attingendo alla cultura tradizionale, richiama motivi esistenziali che non possono essere frettolosamente cancellati insieme al vecchio mondo contadino perché appartengono alla natura umana.

© 2006 Ottavio Sabatucci e-maile-mail