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Lo campanello de casa mia
Ruzza,ruzza,ruzzante
 
Locandina
Autore:
Angelo Beolco
Traduzione in caprolatto:
Ottavio Sabatucci Romolo Passini
Regista:
Rino Galli

"Ruzza,ruzza,Ruzzante" (1999)

La rappresentazione dei  testi di Angelo Beolco, detto Ruzzante, è un’ operazione  artistica e culturale alquanto impegnativa. Scritti nel dialetto che si parlava nel contado padovano agli inizi del XVI secolo, quei testi tradotti in lingua, pur conservando e riproponendo la validità dei contenuti, perdono quella vitalità interna al paesaggio umano che Beolco osservava e ricostruiva sulla scena. Era un paesaggio di uomini e donne, vincolati alla realtà della campagna, era un mondo tormentato dalle necessità, angustiato dalle incertezze, arroccato nella durezza di una visione della vita "primitiva" e, proprio per questo destinata a soccombere nel confronto con la civiltà urbana. Beolco, tuttavia, non si limitò a ritrarre le figure delle sue storie, figure a lui contemporanee, così come esse erano nella realtà, ma le trattò con quell ‘ ironia che per un verso svelava la sua aspirazione ad appartenere alla sfera dei colti, essendo egli di origini popolane, per un altro riproponeva i canoni della comicità e teatralità popolare, componente essenziale della successiva epoca artistica della Commedia dell’ Arte.

Il rischio di svilire la vitalità dei testi con una loro traduzione in lingua, in questa messinscena si dissolve nel momento in cui sonorità, lessico e sintassi del dialogo tra i personaggi esprimono la capacità di rivelare il suggestivo legame con il passato. Infatti, il dialetto di Caprarola è rispetto alle parlate della Tuscia meridionale un’ isola linguistica che per caratteri fonetici, lessicali e sintattici, può ritenersi una parlata arcaica; la trasposizione, dunque, dal dialetto del contado padovano a quello di Caprarola ha un suo fondamento culturale che viene sottolineato in questa messinscena dall‘ interpretazione dell’attore, una interpretazione caratterizzata da forti segnature che la rendono quasi "aggressiva". I tre testi, per evidenziare la loro appartenenza al mondo rurale, sono proposti come episodi di un’ unica "storia", scandita dal passaggio delle stagioni, e vissuta da un gruppo, simbolo della società contadina, il quale delega, in un clima di festa, parte di sé a rappresentare la propria vita, in una ipotetica Caprarola del XVI secolo, dove, intorno al Palazzo del Vignola, pastori e contadini conducono la loro servile esistenza.
 

© 2006 Ottavio Sabatucci e-maile-mail